Az. Agr. Rubino
L’azienda agricola Rubino è a conduzione familiare e si tramanda da padre in figli da oltre 150 anni. L’azienda si estende per 50 ettari in contrada Vaddeddi, nel sud-est del Val di Noto, tra la villa Romana sul Tellaro e l’Oasi di Vendicari, e produce Limoni, pompelmi, Mandorle, Olive, Carrube frumento, olio, tutti biologici certificati da BioAgricert.
Offre una filiera di prodotti biologici controllata e verificata. Senza distribuire su piante e terreno concimi chimici, erbicidi, insetticidi, anticrittogamici e tutta la lunga sfilza delle sostanze di sintesi oggi utilizzate in agricoltura e zootecnia. L’azienda adotta un modello di sviluppo sostenibile che contribuisce a preservare la biodiversità e la ricchezza dei territori coinvolti.
In azienda lavorano: Giovanni Rubino (Proprietario/Psicologo/Agricoltore), Giuseppina Rubino (Proprietaria/Agronoma), Raffaele Rubino (Proprietario/Medico/Agricoltore) e Natale Rosana (Dipendente/ Agricoltore/Trattorista)
Sentii parlare del Consorzio Siciliano legallinefelici la prima volta una quindicina di anni fa. Furono mia sorella ed il suo compagno a fornirmi le coordinate del sito internet e sollecitarmi a visitarlo. Rimasi subito sorprendentemente impressionato, una magnifica realtà, in pratica la realizzazione di quanto vagheggiavo.
Ancora adolescente, negli anni ’70, anni di crisi economica e inflazione; di crisi sociale; di profonda crisi dell’agricoltura siciliana stremata dalla caduta dei prezzi agricoli. Allora la gran parte del territorio del Pachinese era una distesa infinita di vigne, e gli Scranni di Pachino, durante la vendemmia erano tutti impegnati nella spedizione di centinaia di cisterne di mosto per rimpolpare i pallidi vini del continente. Si iniziò prima, con gli ammassi di granaglie presso i Consorzi Agrari, poi con i Centri di raccolta di agrumi, dove erano destinati ad essere distrutti sotto i cingoli di bulldozer. E ancora, la caduta diffusa dei prezzi e le difficoltà di commercializzazione di mandorle, olio e tanto altro. I contadini siciliani erano stati da sempre maestri nel massimizzare le produzioni, ma ciò non era più sufficiente.
Allora, con mio fratello, riflettemmo sulla necessità di puntare di più sulla qualità e, dopo l’incontro fondamentale con Antonio Fasano, ci sembrò naturale convertire l’azienda verso la nascente agricoltura biologica, di cui appena si iniziava a parlare. Non esistevano ancora AGEA, né, mi pare, gli organismi di certificazione; ma decidemmo di iniziare ad organizzarci ed applicare le tecniche dell’agricoltura bio, dotandoci delle attrezzature necessarie. Ricordo ancora la soddisfazione che provammo quando Antonio ci rivelò che in quel momento le nostre arance tarocco facevano bella mostra in alcuni negozi di Parigi. Alla massaia che in quel momento le vedeva e ne valutava l’acquisto, avrei voluto raccontare della bellezza del nostro territorio, descrivere le lussureggianti piante di agrumi, l’intenso profumo di zagara che si sprigiona alla fioritura e, ancora, della sontuosa maestosità di un albero di ulivo o di carrubo. Descriverle la fatica che si fa per raccogliere le dolci mandorle di Noto, i sudori versati carichi di polvere e fastidiosissimi insettini, sempre sotto il sole a picco di agosto.
Oggi, il Consorzio mi dà una grande speranza, e il valore aggiunto è il patto che il Consorzio cerca costantemente, testardamente, di far stringere direttamente tra i produttori ed i consumatori. Ai cliente finali si cerca di vendere non solo un frutto, ma conoscenza del territorio di origine, descrizione delle tecniche di produzione e la cura nello raccoglierlo: in due parole la nostra storia, e viceversa.
E’ questo sforzo del Consorzio che noi produttori dobbiamo assecondare e facilitare, nel nostro stesso interesse e per la nostra stessa soddisfazione: sancire l’alleanza tra produttori/consumatori.